Martedì scorso, il 16 Febbraio, a Valmarana, con la presenza del delegato del Vescovo per la pastorale d. Agostino Zenere, con un gruppo di membri dei Consigli Pastorali e dei catechisti abbiamo riflettuto e ci siamo confrontati sul cammino della nostra Unità pastorale “ValAlta” nata sei anni fa.

L’indicazione di costituire in diocesi le “Unità pastorali” risale al 25° Sinodo diocesano nel 1987, ufficializzata nel 1992 col documento “La Costituzione delle Unità pastorali” e ribadita nel 1999 con “Unità pastorali in cammino” dove si parla di pastorale d’insieme, organica. Nel corso del corrente anno partirà il progetto di costituire gradualmente molte delle 356 parrocchie della diocesi presenti sui 2.200 kmq, con una popolazione di circa 852.750 abitanti, in più Unità pastorali.

Ma che cos’è l’Unità Pastorale?

“Una piccola zona della diocesi nella quale si iscrivono più parrocchie aggregate tra loro pastoralmente e servite da alcuni presbiteri che facciano possibilmente vita comune e siano in gradualmente corresponsabili delle parrocchie costituenti l’Unità Pastorale […] quindi non un traguardo prefissato, ma piuttosto una realtà costitutivamente e permanentemente in divenire, costruita e valutabile secondo criteri dinamici”.

Chiaramente questa scelta trae la sua genesi dal venire meno dei presbiteri, per cui non è più possibile la loro presenza come nel passato recente. E tuttavia si tratta soprattutto di dare vita a una diversa presenza di Chiesa nel territorio da cui può nascere un nuovo volto e un nuovo stile di essere e di “fare” i cristiani.

In una società profondamente cambiata come e perché è possibile oggi dire e vivere la fede in Gesù? La vita delle persone, oggi così complessa e diversificata, può trovare nel Vangelo e nell’appartenenza alla comunità cristiana la luce e il calore della fede come sequela del Signore e solidarietà evangelica con gli uomini e le donne dei nostri giorni? Insomma, la fede in Gesù di Nazareth è ancora capace di umanizzare e di orientare secondo il Vangelo e il bene comune la vita di oggi?

Durante la riunione ci siamo detti che l’Unità Pastorale può diventare anche un inganno: chiedere ai laici dei sacrifici per garantire al prete il ruolo di sempre. È necessario, invece, un metodo pastorale nuovo, in cui siano coinvolti preti e laici, con stili e ruoli diversi rispetto al passato e, comunque, in alleanza. E questo proprio perché rispetto al passato è cambiato il modo di vivere la fede, sono cambiate la rilevanza di una comunità nel territorio, l’influenza del credere nella vita delle persone, le comunità cristiane sono diventate più piccole, c’è meno frequenza da parte dei giovani, molti vivono la fede a step, insomma, è saltato un modello di fede statica, rassicurante a cui molti continuiamo a sognare con frequente malessere. Di qui, l’urgenza di lavorare con un nuovo stile nuovo per un volto di Chiesa in costante dialogo con il mondo d’oggi.

Ora, guardiamo con fiducia al futuro, domandandoci: su che cosa bisogna puntare? Ascoltiamo gioie e sofferenze della nostra Unità Pastorale, punti forti e deboli. E, comunque, senza rimpianti del passato, senza irrigidimenti nel presente, con mente, e soprattutto cuore, aperti alle novità dello Spirito. Ricordiamoci anche quello che sottolinea con passione Papa Francesco annunciando l’Anno Giubilare: “L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia”.

Per quanto ci riguarda, tuttavia, due sottolineature, in particolare, sono emerse:

  • Attenzione a non vivere il pregiudizio del grande verso cui bisogna andare. Queste sono le periferie cui dirigersi. Il piccolo ha un potenziale da far fiorire.
  • Limite: riflessione pastorale dove mancano i laici. Potenzialità: entusiasmo operativo, che potrebbe coinvolgere il limite rilevato.

Bene, molti sono i motivi per augurarci: Buon e solidale cammino di Unità pastorale!