Nei Vangeli il battesimo di Gesù sembra diventare figura del battesimo della chiesa, il nuovo popolo di Dio: in lui tutto un popolo passa attraverso l’acqua della liberazione, intraprende un nuovo esodo lungo la storia dell’umanità, per trasformarsi sempre più in figlio diletto di Dio.

Lo Spirito che scende su Gesù, e su di lui rimane, rappresenta la forza divina che libera in modo definitivo, che porta dunque a compimento il progetto salvifico di Dio. In questo evento, infatti, Gesù ci mostra l’apertura del cielo, ossia la vicinanza di Dio, non più distante da noi, ma Padre di un popolo di figli, che nell’amore ricevuto e donato si impegnano per il suo Regno nel mondo.

Il Vangelo del battesimo di Gesù lo collega alla sua missione: solidale con i peccatori bisognosi di salvezza, Gesù porta a compimento la “giustizia” di Dio, rendendo con lui possibile una nuova relazione.

Rivelato dal Padre come Figlio diletto, Gesù diventa per noi mediatore della elezione del Padre a vivere da figli.

Nella prima lettura la missione dell’anonimo “Servo del Signore” prefigura la missione di Gesù a favore del nuovo popolo di Dio, popolo che viene così coinvolto nel compito di annunciare e rendere presente la salvezza a cui Dio chiama tutti.

Questo universalismo del Vangelo cristiano è ben sottolineato nella seconda lettura, dal discorso di Pietro: Dio non fa preferenze di persone, ma manda il suo Spirito per risanare il rapporto di tutti gli uomini con lui, ora rivelato come Padre.