Il percorso liturgico di fede, in queste otto domeniche dopo Natale fino alla prossima Quaresima, è centrato sul significato della vicinanza di Dio in Gesù.

Inizia oggi con la memoria del Battesimo di Gesù che l’evangelista presenta con “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.

La vicinanza di Dio in noi, grazie a Gesù, è la base della conversione a cui il Vangelo invita con insistenza: la trasformazione di noi stessi, non un semplice rinnovamento esteriore di facciata, non è fine a se stessa, ma è finalizzata alla testimonianza capace di costruire comunità alternative rispetto alle logiche terrene, comunità sempre più segno del Regno di Dio.

Uno dei temi chiave è costituito dall’appello rivolto da Gesù ai discepoli:
«Voi siete il sale della terra…
voi siete la luce del mondo».

La metafora del sale rinvia al compito della testimonianza come motore di cambiamento di sé e della società. Il cambiamento è possibile attraverso una capacità di amare senza confini, dilatando il proprio cuore fino alla capacità di perdono dei nemici; e ancora attraverso una capacità di fiducia in Dio tale da affidarci a lui in ogni ambito della nostra esistenza, superando la tentazione di riporre fiducia negli idoli terreni, di qualunque natura essi siano.

Il tema della luce ci mantiene legati al Natale, momento in cui Gesù ci è stato rivelato come «luce del mondo», luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Battezzati in Gesù, possiamo comprendere la nostra vita come vita di ‘illuminati’. Possiamo dunque interrogarci sui modi in cui siamo disponibili ad essere oggi segno della luce di Dio per un mondo che ha pur sempre bisogno della sua luce.