Ottobre: “la fede non è da sagrestia ma missionaria”

di | 5 Ottobre 2019

click here Essere missionari significa «diventare attivi nel bene, non notai della fede e guardiani della grazia», né tanto meno vivere una «fede da sagrestia». Perciò, il mese missionario straordinario che si è aperto il primo ottobre, festa di S. Teresa di Gesù Bambino «vuole essere una scossa» proprio in tal senso. Dio «ama una Chiesa in uscita».

see Anzi, continua Papa Francesco, «se non è in uscita non è Chiesa. Una Chiesa in uscita, missionaria, è una Chiesa che non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non ha più, i valori di un tempo che non ci sono più». Dunque «una Chiesa che non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù: non la rilevanza sociale o istituzionale, ma l’amore umile e gratuito».

Papa Bergoglio in questo mese ci invita a fare missione soprattutto con la testimonianza di vita, sul modello dei martiri che “sanno che la fede non è propaganda o proselitismo” ma appunto dono di vita». Da questo punto di vista, ha spiegato il pontefice, il contrario della missione è l’omissione.
«Pecchiamo di omissione, cioè contro la missione – ha detto il Papa –, quando, anziché diffondere la gioia, ci chiudiamo in un triste vittimismo», quando cediamo alla rassegnazione: “Non ce la faccio, non sono capace”. Ma come? Dio ti ha dato dei talenti e tu ti credi così povero da non poter arricchire nessuno?».
Pecchiamo contro la missione, ha aggiunto Francesco, «quando, lamentosi, continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa. Pecchiamo contro la missione quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano e ci lasciamo paralizzare dal “si è sempre fatto così”.
E pecchiamo contro la missione quando viviamo la vita come un peso e non come un dono; quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati».

Ecco perché, per questo ottobre missionario  il Papa ha indicato tre figure di “servi” che sull’esempio di quelli buoni della parabola hanno portato molto frutto.
«Ci mostra la via  santa Teresa di Gesù Bambino: ella «fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo. Questo è
anche il mese del Rosario: quanto preghiamo per la diffusione
del Vangelo, per convertirci dall’omissione alla missione?».
C’è poi  san Francesco Saverio, ha proseguito, «forse dopo san Paolo il più grande missionario della storia. Anch’egli ci scuote: usciamo dai nostri gusci, siamo capaci di lasciare le nostre comodità per il Vangelo?».
Infine, «c’è  la venerabile Pauline Jaricot, un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie».

Sono una religiosa, un sacerdote e una laica. Essi ci dicono, «che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa». Quindi «in questo mese il Signore chiama anche te. Chiama te, padre e madre di famiglia; te, giovane che sogni grandi cose; te, che lavori in una fabbrica, in un negozio, in una banca, in un ristorante; te, che sei senza lavoro; te, che sei in un letto di ospedale… Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei, così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita, ma di donarla; di non piangerti addosso, ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre». «Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te. La Chiesa ritrovi fecondità nella missione».