Da Cana ai nostri giorni: quale alleanza tra Dio e noi?

di | 18 Gennaio 2016

L’immagine del matrimonio per parlare dell’alleanza di Dio con il suo popolo ha assunto una carica simbolica in tutta la letteratura profetica e anche nella tradizione cristiana.

Il segno compiuto da Gesù a Cana di Galilea rimanda all’annuncio del Regno di Dio presente in e attraverso Gesù.

Cana è l’inizio dei segni che ci interpellano, il principio di un cammino attraverso il quale Gesù dà vita ad una nuova alleanza e, sulla base di essa, ad una nuova comunità, perché porta l’umanità a condividere la vita di Dio e la gioia che nasce da questa partecipazione.

Questo segno richiede la fede, e i discepoli sono i primi a riconoscere la “gloria” di Dio manifestata in lui e a intraprendere questo cammino di fede, nel quale anche noi oggi ci troviamo.

La narrazione, nel vangelo di Giovanni, del segno avvenuto a Cana ad opera di Gesù, non lascia i discepoli come semplici spettatori: essi sono spinti dalla fede di Maria a fidarsi di Gesù, mettendosi così alla sua sequela. Oggi anche noi, alla pari di loro, possiamo interrogarci sul significato del segno per giungere alla fede.

L’appello di Maria, “Fate tutto quello che egli vi dirà!”, è rivolto anche a noi.

Anticipando profeticamente l’evento di Cana, la prima lettura propone l’immagine del rapporto tra sposi per descrivere l’amore di Dio nei confronti del suo popolo: al compiacimento dello sposo (Dio) per la sua amata (la comunità) risponde la gioia della sposa, in una reciprocità che impegna due fedeltà.

Nella stessa direzione la seconda lettura interpella la comunità cristiana in relazione alla sua identità: essere “corpo di Cristo” significa riconoscere i molti doni ricevuti (i carismi), facendoli fruttare non in senso individualistico, ma per la crescita di tutto il corpo. L’unica fonte dei doni è infatti lo Spirito, che attraverso di essi crea unità.