Dalla sinagoga di Nazareth alle strade dei nostri giorni

di | 26 Gennaio 2016

Nella sinagoga di Nazareth Gesù commenta un passo di Isaia: parla del messaggero inviato da Dio a portare ai poveri il lieto annuncio della loro liberazione, ai malati la speranza della loro guarigione, a tutti l’Anno di grazia del perdono e del rinnovamento.

Siamo nel cuore del Giubileo della misericordia. E Gesù conclude affermando che quanto era profeticamente annunciato trova ora compimento in lui sulle strade dell’umanità. Da questo “oggi” di Gesù, attraverso la sua vita e il suo ministero, è nata la comunità cristiana, la quale continua nel tempo a fondarsi sulla sua promessa di liberazione. Questa stessa parola ci costruisce come comunità, ci rende testimoni e strumenti di liberazione e di salvezza per tutti.

Il Vangelo annunciato nella sinagoga di Nazareth ha un valore esemplare per tutta la storia umana: si tratta di un nuovo inizio, nel quale soprattutto gli svantaggiati trovano la possibilità di un recupero pieno di quel rapporto con Dio che salva e dà ad ognuno dignità, ma che si può ripercuotere chiaramente anche sul piano sociale, per una trasformazione delle relazioni.

La percezione della presenza di Dio nella sua Parola forma un popolo, crea coscienza di essere comunità. Nella prima lettura è chiara la consapevolezza che il popolo di Dio è radunato dalla proclamazione della sua parola: è questa che interpella e chiede risposta.

L’immagine del “corpo”” continua ad essere al centro della seconda lettura: è un’occasione per riflettere sul senso della comunità, sulla densità delle relazioni, sul ruolo di ognuno e sull’unità da cercare e costruire attraverso la diversità dei servizi e dei compiti al suo interno.