Le strutture e i servizi della parrocchia: quali le priorità?

di | 18 Gennaio 2016

Negli anni 60 dello scorso secolo tutte le parrocchie si sono attivate per offrire alla gente, oltre che la vita sacramentale, anche delle strutture e dei conseguenti servizi che rispondessero alle nuove richieste che venivano da una società in cambiamento. Fino allora gran parte della vita sociale ruotava attorno al campanile. Si incominciava, tuttavia, a rendersi conto che, per esempio, non bastava più un angolo della chiesa o la sacrestia per la “dottrina”. Il piazzale, poi, davanti alla chiesa diventava insufficiente per incontrarsi nelle serate estive tra coetanei e per tirare quattro calci al pallone tra noi ragazzi che, col permesso dei genitori, potevamo stare fuori casa qualche ora in spensierata e serena compagnia. E così sono nati gli Oratori con i calcetti, i tavoli per il pingpong o per il gioco delle carte, della tombola, le “case della dottrina” per il catechismo, i campi da calcio parrocchiali…
Da parte di preti giovani e sportivi venivano organizzati i primi campeggi con pochi mezzi, il grest durante le vacanze estive, qualche scampagnata giovanile sulle colline o al lago… Insomma, anche le parrocchie iniziavano a cambiare volto diventando centri di aggregazione popolare non solo per andare a Messa ma pure per educare a uno stare insieme, dei ragazzi in particolare, in maniera organizzata e più accattivante. Quanti bei ricordi!

Dopo mezzo secolo molte cose sono nuovamente cambiate perché tutta la società è cambiata. Molte parrocchie si trovano con tante strutture pressoché oziose e, in molti casi, con grossi problemi di gestione e di animazione educativa che non sempre rispondono alle finalità di inizio. Cosa fare dopo una seria riflessione? Mentre si cerca di conservare e valorizzare il patrimonio del passato, insieme, ci si interroga per trovare e aprire qualche nuova strada. Sia chiaro, tanta riconoscenza a chi in passato ha messo idee, energie e soldi come pure a chi oggi continua a lavorare per il bene della collettività nello sforzo generoso di venire incontro alle tante domande… soprattutto di servizi. Noi, come comunità cristiana, vorremmo poter rispondere alle lecite richieste di servizi (l’ascolto è per tutti anche se non riesce ad accontentare tutti) senza tuttavia rinunciare a lanciare anche un messaggio educativo alle nuove generazioni che migliori la qualità di vita.

Ecco, allora, perché, dopo un’equilibrata riflessione e nel dialogo aperto e schietto, è arrivato qualche necessario aggiustamento, ricordando che:

  • La parrocchia, nelle sue molteplici iniziative e attività, continua a sostenersi e ad essere presente nel territorio soprattutto per la generosità del volontariato: grazie a tutte queste persone di buona e gratuita volontà;
  • Gli ambienti di cui si è attrezzata rimangono a servizio prima di tutto della pastoralità (ciò significa impegno per una crescita in umanità dentro un cammino di educazione alla fede). Per favore, non cadiamo nella tentazione del semplice “affittare” per sanare le normali entrate che non sono in attivo;
  • La prima attenzione sia sempre rivolta alle persone, alle relazioni e non alle cose da fare: di qui gli spazi della comunità siano custoditi con responsabilità per la formazione e lo stare bene della gente e non diventino parcheggio “selvaggio” di chicchessia, interessato a soddisfare le proprie comodità e non sempre attento a rispettare ciò che non è proprio;
  • La convivialità negli ambienti parrocchiali – importante per le buone relazioni – sia promossa in vista della crescita dei gruppi e delle associazioni soprattutto dell’Unità pastorale e non sia finalizzata al “guadagnarci” con una clientela di passaggio consenziente. Le persone volontarie che si dedicano non siano costrette a un carico di lavoro che potrebbe inquinare il clima di amicizia e la gioia dello stare insieme volentieri e gratuitamente;
  • Le iniziative ricreative che vengono proposte a tutta la collettività – che chiedono energie, tempo, sacrifici da parte di chi le promuove e sostiene – aiutino a puntare soprattutto alla crescita di relazioni aperte e a maturare una coscienza che rispetta la legalità e promuove veramente il bene comune, anche quando questo comporta il rinunciare a qualche “privilegio”.

Insomma, cerchiamo di accogliere e di sostenere serenamente e benevolmente le novità di questi mesi, nate e decise nel clima democratico del lavoro autorevole del Consiglio parrocchiale Affari economici e della tutela della “salute” dei cittadini, con il sincero desiderio di continuare ad offrire un volto umano di parrocchia, anzi di Unità pastorale, a cui tutti, proprio tutti, ci impegniamo a voler bene e attraverso cui cerchiamo il Bene.