Trasfigurazione: vedere con gli occhi di Gesù

di | 20 Febbraio 2016

L’esperienza della Trasfigurazione, con cui ci mette a confronto la liturgia, ci parla della gloria di Dio che si riflette nella persona di Gesù. Essa ci mostra la centralità di Gesù nella vita cristiana delle comunità e dei singoli credenti, poiché la gloria di Gesù (che è gloria, manifestazione del Padre) fa riflettere i suoi benefici su quanti lo incontrano: secondo la concezione dell’evangelista Luca, infatti, questa “gloria” che si manifesta sul volto trasfigurato di Gesù illumina il suo essere Figlio, ma allo stesso tempo fa valere la stessa identità sul volto di ogni figlio dell’uomo.

Da questa esperienza comprendiamo che cosa significhi per noi essere “a sua immagine e somiglianza”. Gloria ed esodo sono le due coordinate su cui gioca il Vangelo della trasfigurazione: esse aiutano a definire la figura di Gesù e il ruolo del discepolo. Entrambe, insieme, caratterizzano il dinamismo proprio della vita di Gesù e dei suoi discepoli: una vita che non è star fermi, ma un continuo trasfigurarsi, passare dalla dimensione puramente terrena a quella più elevata della comunione con Dio. In Gesù trasfigurato ci è anticipato questo incontro tra Dio e l’uomo che costituisce la nostra salvezza: in questo, infatti, consiste la fede.

In tale prospettiva la prima lettura indica Abramo come modello di fede, capace di ascoltare l’invito di Dio, che lo spinge ad uscire dalla propria terra, a guardare al cielo e riconoscere in esso il segno di una promessa di fecondità. In questo stesso senso si pone l’invito della seconda lettura a comportarsi da cittadini degni del Vangelo.

Il senso della settimana: la vista

L’esperienza della Trasfigurazione, essendo tutta intrisa di luce, coinvolge in modo molto intenso la vista. Le vesti di Gesù si vedono in modo diverso. I tre apostoli vedono il volto luminoso di Gesù. La vista è talmente assorbita da dover chiudere gli occhi. Il legame tra la luce e gli occhi è strettissimo .