Perdono: la follia dell’amore che rigenera la vita

di | 8 Marzo 2016

Siamo accolti da Dio, può essere il tema centrale della liturgia odierna. La riconciliazione che Dio ci offre rappresenta una nuova continua creazione. Alla base di questo processo di rinascita non ci stanno le nostre opere, le conquiste della nostra intelligenza o efficienza, ma l’iniziativa gratuita di Dio, che instaura nel nostro mondo, nella nostra storia quotidiana, una situazione di pace, di ripresa continua dell’alleanza.

La Parola di oggi ci parla di nuovo inizio, di perdono e di festa. Di questo dono di Dio siamo allo stesso tempo destinatari e ambasciatori. Chiamati, in quanto cristiani, a portare nel mondo quella energia che agiva in Gesù e che continua ad operare anche in noi, nonostante le nostre incoerenze.

La parabola che il Vangelo ripropone è molto nota: descrive l’atteggiamento di un padre, immagine di Dio, a confronto con l’atteggiamento opposto dei suoi due figli.

La comunione, nell’immagine di un banchetto, alla quale sono invitati è per loro una grande sfida: faranno festa insieme? Accetteranno di sedersi alla tavola della misericordia preparata per loro dal Padre? Il Vangelo fa a noi la stessa proposta e attende la nostra risposta.

Messaggio analogo viene dalla prima lettura: Dio inizia con il suo popolo un’epoca nuova di una storia in cui è possibile non solo la liberazione dal male, ma soprattutto costruire il nuovo, un futuro diverso. E nella seconda lettura: se questa è l’opera di Dio, che con il dono del Figlio investe totalmente se stesso nella nostra storia, quale deve essere il sentimento del credente, chiamato a fare da ambasciatore per tanti altri di questo nuovo stato di cose?

IV domenica di Quaresima: il gusto

Il popolo di Israele gusta i frutti della terra promessa e questo dice il cambiamento dalla manna alla nuova terra. Il figlio più giovane nella parabola del Padre misericordioso gusta la ristrettezza della sua casa per poi arrivare a gustare molti piaceri fino al sapore delle carrube e ai morsi della fame. Il Padre propone un cambio di gusto: dalla schiavitù alla figliolanza, dalla fame della solitudine al profumo degli affetti veri. Il figlio maggiore vive una vita senza gusto poiché assapora solamente l’amarezza di un servilismo che lo lascia inquieto e risentito. Il Padre e i due fratelli gusteranno un giorno la gioia della paternità, della figliolanza e della fraternità?