Io credo!

di | 17 Aprile 2016

Siamo nell’anno del Giubileo straordinario della misericordia. Perché il papa lo ha indetto? Il primo motivo è perché i credenti facciano piazza pulita delle non poche immagini distorte di Dio che circolano anche tra quelli che dicono di credere (l’abbiamo visto domenica scorsa). E perché i non credenti, e soprattutto i credenti, possano liberamente scegliere di aderire o meno, ma confrontandosi con il vero volto di Dio, quale ci è stato presentato da Gesù di Nazareth.

Contempliamo oggi il vero volto.

Sì, io credo

  • nel Dio della misericordia più generosa che afferma la sua grandezza nel fare grandi i suoi figli, a cominciare dai più piccoli e dai più poveri; che non si diverte a mettermi paura, che si lascia dare del tu;
  • nel Dio della misericordia più umile, che esprime la sua onnipotenza riducendosi all’impotenza per amore, ed è sceso fino al punto da raccoglierci tutti a braccia aperte quando cadiamo e da guardarci sempre dal basso in alto e non dall’alto in basso;
  • nel Dio della misericordia più gratuita, che sulla croce preferisce mille volte sacrificarsi e morire lui per l’uomo, anziché vedere l’uomo morire per lui, e che rinuncia a salvare se stesso pur di salvare tutti noi;
  • nel Dio della misericordia più feconda, che trova la sua gloria nel parteciparci la propria vita, nel difendere la nostra alta dignità, nel diffondere e condividere con noi la sua esuberante felicità;
  • nel Dio della misericordia più fedele, che non dimentica mai le parole di suo Figlio: che il sabato è per l’uomo, e non l’uomo per il sabato; che c’è più gioia nel dare che nel ricevere; che non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici;
  • nel Dio della misericordia più disponibile, che preferisce abbassarsi lui a lavare i piedi a noi anziché vedere noi chinati per lavare i piedi a lui;
  • nel Dio della misericordia più tenace, che manda suo Figlio non a giudicare e a condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui; che salva anche chi non lo ha conosciuto, ma lo ha cercato e servito nei fratelli più poveri e sofferenti;
    nel Dio della misericordia più benevola, che non manda alla malora la pecorella che ha abbandonato l’ovile, ma che non si dà pace finché non la trova, e quando l’ha trovata non la prende a bastonate, ma se la carica sulle spalle e fa più festa per quella che non per le 99 rimaste nell’ovile;
  • nel Dio della misericordia più tenera, che quando scorge Zaccheo sul sicomoro non lo svergogna davanti ai compaesani, e quando si ritrova davanti all’adultera non l’addita al pubblico ludibrio, e appena si vede esposto al ghigno del padrone di casa perché investito dalla tenerezza della peccatrice del villaggio, Gesù non si sottrae alle sue carezze …
  • nel Dio della misericordia più solidale, che non ha mandato suo Figlio sulla terra a spiegare il mistero del male, ma a condividere l’umano soffrire, a riempirlo della sua presenza, e a trasformarlo in un bene infinitamente più grande.

Auguriamo a tutti i cercatori di Dio di poterlo vedere nel “volto della misericordia”, il volto di Gesù di Nazareth.