La Misericordia di Dio nella Bibbia

di | 6 Aprile 2016

Misericordiosi come il Padre” è il grande tema del Giubileo della misericordia. In questa domenica, ottava di Pasqua, è celebrata in tutta la chiesa per volontà di S. Giovanni Paolo II, la Giornata della Divina Misericordia. Molti sanno che la ricorrenza è ispirata a una rivelazione privata di Gesù alla suora polacca Faustina Kovalska (1905-1938) così trasmessaci:

“Io desidero che vi sia una festa della Misericordia, voglio che l’immagine che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima Domenica dopo Pasqua, questa Domenica deve essere la festa della Misericordia”.

Vogliamo soffermarci su un testo di Osea, il profeta dell’amore, per entrare meglio nel pensiero di Dio proprio sulla misericordia:

“A Efraim io insegnavo a camminare, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincolo di amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare. Come potrei abbandonarti, Efraim […]. Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione […] perché sono Dio e non uomo; sono santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11, 1-9).

Efraim è il secondo figlio di Giuseppe, nato in Egitto, fratello di Manasse. I profeti usarono questo nome per indicare l’intero regno di Israele.

Ma che cosa dice il testo?

  • Dio si cura di noi e ci insegna a camminare, ci guida come un padre.
  • Usa verso di noi legami di bontà e vincoli di amore.
  • Ci porta in braccio fino a toccare la nostra guancia con la sua.
  • Si china su di noi e non ci abbandona.
  • Si commuove e freme di compassione.

E tutto questo perché è santo e non si adira contro di noi.

Siamo di fronte al paradosso incomprensibile dell’Amore di Dio per noi. Dio è il santo, il trascendente: la sua santità, la sua natura misteriosa è il solo fondamento possibile della sua misericordia verso chi si allontana da Lui e lo abbandona con il peccato (Gr 3, 12-19; 31, 20).

Vi è un altro testo del profeta Osea che mette bene in luce la bontà amorosa di Dio: “Ella inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà; li cercherà senza trovarli. Allora dirà: Ritornerò al mio marito di prima perché ero più felice di ora […]. Perciò, ecco, l’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò sul suo cuore […]. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (Os 2, 8-9. 16. 21-22).

Osea ha fatto l’esperienza di un amore che l’ha tradito, la sua donna lo ha lasciato. Attraverso l’esperienza del peccato Israele ha penetrato a poco a poco la profondità della bontà e della misericordia di Dio. Dio è sempre disposto all’amore per un figlio ingrato; è lo sposo sempre fedele, pronto ad accogliere la sposa infedele. Dio è solidale con il suo popolo, lo mette davanti al suo peccato e lo provoca al pentimento.