La meta è il cielo: ma, intanto, testimoni di gioia in terra!

di | 10 Maggio 2016

La celebrazione liturgica di oggi ci parla di pienezza e ci prospetta il compimento della nostra esistenza in Gesù Cristo. Con l’Ascensione viene inaugurata una vera comunione dinamica tra Maestro e discepoli.

Ce lo dicono le parole di Leone Magno: «L’ascensione del Cristo significa anche elevazione per noi, e là dove è giunta in anticipo la gloria del capo, è come un invito alla speranza del corpo: per questo dobbiamo giustamente esultare, e piamente ringraziando, rallegrarci. Oggi non solo abbiamo ricevuto la conferma di possedere il paradiso, ma siamo penetrati con il Cristo nell’altezza dei cieli».

Il Vangelo ci comunica il significato fondamentale della festa: l’Ascensione ha il compito di riassumere tutto il senso della missione di Gesù che ha il suo culmine nella Pasqua di morte e risurrezione. Missione che viene affidata ai suoi discepoli di allora e di ogni epoca: “Di questo voi siete testimoni”.

L’essere “portato su” è la risposta del Cielo al suo abbassamento e alla sua umiliazione nella povertà della terra. È la vittoria gloriosa della Pasqua e il vero compimento della salvezza.

A partire dalla Pasqua di Gesù è resa percorribile e praticabile per il cristiano la via verso il santuario del cielo, ci dice la prima lettura. E la seconda lettura dice ai discepoli che è arrivato il momento di partire, sia per il loro Signore, sia per i suoi apostoli. Il cammino della missione sulla terra avrà come orizzonte il cielo a cui tendere.