LA VITA – CON LE SUE MOLTEPLICI PROVE – FRA TENTAZIONE E TRASFIGURAZIONE

di | 16 Marzo 2019

A giorni – giovedì 21 arriverà la Primavera… E, così, l’inverno – peraltro quest’anno mite a livello meteorologico – se ne andrà.
Inverno: tempo in cui la natura (questa madre-terra, la nostra casa comune, così vilipesa e ferita da noi umani, suoi figli) entra, per così dire, in letargo e lo scenario che ci presenta è piuttosto squallido a livello ambientale. La vita stessa di relazioni tra le persone subisce una “chiusura”, diventa più riservata rifugiandosi nelle case o nei “santuari” del tempo libero, spesso consumistico non solo di cose ma anche di sogni… E poi tante ore di buio, di solitudine, a volte di spogliazione al calore di qualche “caminetto” che non sempre riscalda i cuori… Sì, spogliazione, a volte “potatura”… Ebbene la nostra comunità in questo periodo invernale è stata più volte “spogliata”… ha subito dolorose “potature” di vite giovani. Oltre 20 fratelli e sorelle hanno attraversato il “buio” della morte e insieme,a loro, decine di famiglie stanno versando lacrime di dolore, forse anche di smarrimento … A loro va tutta la nostra solidarietà e, come credenti, la nostra preghiera. Eppure, ci sono anche lacrime di consolazione e di amore sconfinato alla Vita … è il miracolo della Speranza, a conferma che è proprio vero: finche c’è Speranza c’è Vita.

Ecco, allora, perché la testimonianza di M. è un regalo per ciascuno/a di noi. Ne siamo sinceramente grati e, insieme, veniamo umanizzati ed edificati. Grazie.

  1. La malattia di F. – esperienza di grande lotta e di umile spogliazione – mi ha insegnato che la qualità della vita si gioca sulla ricerca dell’essenziale. La malattia, se affrontata con coraggio, combattuta con determinazione e poi accettata con umiltà, può diventare un “dono”. Dobbiamo prendere coscienza, e aprirci con generosità, che non siamo noi padroni della vita. Che essendo, appunto la vita, un dono, diventa evento da condividere e non un possesso egoistico da spremere o da godere solo per meschini e futi-li interessi. La malattia unisce, crea una vera comunione di cuori e di volti. Diversamente, può solo alimentare nuovi egoismi, cattiverie, rancori, disperazione… sì, morte.
  2. Nella prova difficilissima della malattia di F. ho sentito la presenza di una comunità che ha accompagnato e sostenuto non solo lei ma anche tutti noi familiari. Sì, una comunità che ha messo in circolazione un fiume di preghiera, da una famiglia all’altra, da un paese all’altro, addirittura da un continente (Africa) all’altro (Europa). E’ la preghiera che mette cuore alla comunità. E’ veramente la medicina dell’anima!
  3. Ho toccato, infine, con mano che l’altro (spesso proprio chi incontri nei corridoi della sofferenza), se ti avvicini o ti lasci avvicinare con delicatezza e libero da pregiudizi, può sorprenderti. Quando meno te l’aspetti è capace di rivelarti il meglio nascosto nel cuore di ciascuna persona… la sua attenzione, la cortesia, l’amicizia… E, poi, nel dono a volte di qualcosa, magari di particolarmente caro per lui/lei, è tutta la sua ricchezza interiore che viene donata. Fondamentale è non giudicare, ma accogliere e amare. I luoghi del dolore possono diventare palestra e spazi di umanizzazione e di vita sana.