Ecco io faccio nuove tutte le cose

di | 6 Aprile 2019
Lucas Cranach il Vecchio, Cristo e la donna colta in adulterio», 1532, Budapest, Museo di Belle Arti

Gesù non condanna l’adultera a lui presentata perché venisse giudicata secondo la Legge. Gesù non condanna perché Dio, il Padre, non condanna, ma vuole la salvezza del peccatore. Questa misericordia non è grazia “a buon mercato”, ma è una nuova creazione, un’opportunità perché la donna possa cambiare la sua vita. Il finale del racconto evangelico rimane aperto: non sappiamo che scelte la donna adultera avrà fatto, ma solo che Gesù l’ha perdonata affinché lei potesse ricominciare a vivere. Gesù, il Salvatore, colui che redime, rinvia nella libertà ognuno, affermando con i fatti che tra legge e misericordia è quest’ultima che vince.

Il vangelo rivela oggi la più profonda verità sull’esistenza umana: noi non siamo i nostri peccati, Dio non ci identifica con le nostre colpe, ma apre la strada ad un rinnovamento di noi stessi, possibile con la sua grazia. Il vero peccato dell’uomo, perciò, è la disperazione, l’incapacità di fidarsi dell’amore di Dio. Anche il messaggio della prima lettura può essere così riassunto: Ecco, io faccio una cosa nuova. Il credente sa guardare la vita a partire dal futuro aperto dalla promessa di Dio e sa fare memoria del suo passato nella misura in cui si rende capace di aprirlo alla novità.La seconda lettura invita all’incontro trasformante con Gesù: un incontro che Paolo racconta alludendo alla sua esperienza sulla via di Damasco.