Sinodo Panamazzonico

di | 13 Ottobre 2019

Con 7 milioni di kmq, l’Amazzonia contiene il 34% delle foreste primarie e fornisce l’habitat al 30% della flora e della fauna del mondo; ma è anche terra in cui vivono 33 milioni di persone, alcune delle quali aspettano ancora di ricevere il primo annuncio cristiano. Per questi motivi è nel cuore dei Papi e di molti cristiani una vera preoccupazione per questa terra. Attenzione che ha portato Papa Francesco al Sinodo che si sta tenendo a Roma dal 6 al 27 ottobre. Annunciando l’evento, Papa Francesco ne ha anche definito l’obiettivo: “Scopo principale di questa convocazione è individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta“.

Il documento preparatorio al Sinodo che segue il metodo del Vedere, Giudicare/Discernere, Agire, termina con delle domande aperte:
Come immaginare il “futuro sereno” ed il “buon vivere”  delle future generazioni?
Come collaborare alla costruzione di un mondo capace di rompere con le strutture che uccidono la vita, e con le mentalità  di colonizzazione?
Come costruire reti di solidarietà e di inter-culturalità e soprattutto qual è la missione particolare della Chiesa oggi, di fronte a questa realtà?

La REPAM
I responsabili della chiesa in zona amazzonica si sono interrogati su problematiche comuni: la contaminazione dei fiumi, la distruzione delle foreste, l’invasione e la contaminazione dei cercatori d’oro e di metalli, la presenza delle multinazionali, l’isolamento dei gruppi etnici che da sempre vivono nella foresta, la povertà  degli indigeni, la perdita dei modi di vedere e di pensare degli antichi… Persino la foresta sta cambiando: si brucia, si tagliano alberi e si vendono, si aprono strade, si passa con gasdotti, si fanno porti… Spinti da tutti questi problemi hanno costituito la REPAM (Rete Ecclesiale Panamazzonica), un tentativo di camminare insieme. Nel tempo della lettura di queste righe se ne sono andati 200 ettari di foresta amazzonica. Infatti, mons. Eugenio Coter, vescovo del Pando in Bolivia e coordinatore REPAM, afferma che “in Amazzonia si taglia o si brucia un ettaro di foresta ogni 10 secondi”. Allora è facile capire che –  anche se sembra lontana (8.700 Km di distanza dall’Italia) -, l’Amazzonia è così influente nella nostra vita che sembra dietro l’angolo. Per noi italiani e per il resto del mondo!