42^ GIORNATA PER LA VITA: “APRITE LE PORTE ALLA VITA”

di | 1 Febbraio 2020

Accogliere, custodire, proteggere sempre la vita

Dal Messaggio del Consiglio permanente della Cei

Desiderio di vita sensata
La vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte. Così la vita nel tempo è segno della vita eterna, che dice la destinazione verso cui siamo incamminati.

Dalla riconoscenza alla cura
È solo vivendo in prima persona questa esperienza – cioè la vita è una promessa di bene – che la logica della nostra esistenza può cambiare e spalancare le porte a ogni vita che nasce.
Papa Francesco ci ricorda: «Possiamo solo diventare consapevoli di essere in vita una volta che già l’abbiamo ricevuta, prima di ogni nostra
intenzione e decisione. Vivere significa necessariamente essere figli, accolti e curati, anche se talvolta in modo inadeguato
». Nasce da qui l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia.

Ospitare l’imprevedibile
L’ospitalità della vita è una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare. Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può scompaginare i nostri equilibri. È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che muore, possano nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24). E’ l’unica via perché la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche la dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri. Il frutto del Vangelo è la fraternità, la vita comunitaria.