Non di solo pane viviamo.. ma di ogni Parola

di | 8 Marzo 2020

Coronavirus ed Eucaristia

Ci sono cose che impariamo a comprendere proprio quando le perdiamo. Questo vale per l’Eucaristia e anche per il sentirsi parte di una comunità. Viviamo un tempo particolare. Il senso di appartenenza ad una comunità, alla Chiesa, non è più un dato scontato, una variante dell’appartenenza culturale ad un mondo omogeneo nel quale viviamo immersi senza neppure accorgercene. In questi giorni (spero molti) sentiamo che ci manca una comunità, ma a volte, anche quando frequentiamo una chiesa, ci sentiamo un po’ “clandestini”, stranieri nella nostra stessa casa… Mi piace pensare che questo sia anche un sentimento reciproco da parte del Signore: anche lui sente la nostra mancanza, anche lui ha nostalgia di chi cammina sperduto e vorrebbe ritrovare la via di casa. Il Signore ci aspetta, ci attende come il Padre della parabola (Luca 15) che sulla porta di casa tiene lo sguardo fisso all’orizzonte in attesa del figlio che ritorni. Anche questa attesa, questa mancanza, questo desiderio è una forma della nostra relazione con Dio.

Come cristiani sappiamo (o possiamo pensarlo) che è anzitutto l’appartenere alSignore che fonda il senso di essere comunità. Se siamo con Lui siamo anche in comunione tra noi, e viceversa, non possiamo essere in comunione con Lui se non sentiamo anche il bisogno di relazioni vere e fraterne tra di noi. Certamente in questi giorni celebrando la “Messa privata”, magari con la presenza di qualche “fedele” di passaggio, ci è mancato l’incontro con comunità, con il popolo di Dio con cui condividiamo e celebriamo la fede. In particolare, la domenica senza il popolo di Dio è come una tavola apparecchiata senza che si possa sedersi a gustare il “ben di Dio” che ci è donato. Una mancanza, tuttavia che potrebbe riaccendere il desiderio.

Coronavirus, Messa e Parola di Dio

Un seconda riflessione riguarda propriamente la Messa, nella duplice mensa, della Parola e del Pane. Abbiamo vissuto una settimana e già due domeniche senza celebrazioni. Da una parte, questo forse ci aiuta a comprendere meglio il senso del digiuno eucaristico. Potrebbe anche essere che si digiuna per avere fame, per desiderare ancor più il cibo che ci è donato. Ricordiamo che per il cristiano il digiuno è strettamente connesso con la Parola. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”.

Così è anche nell’esperienza originaria di ogni cucciolo d’uomo. Il bambino impara a gustare le parole perché lascia vuota la bocca dal cibo. Se mangia non può parlare! L’assenza di cibo apre il tempo della Parola. Rimane – anzi diventa ancora più intensa – la relazione tra cibo e parola.

Il cibo nutre perché è segno di “qualcuno” che mi nutre, mi vuole bene. Infatti, chi nutre il piccolo, mentre gli offre il cibo, naturalmente gli parla, con affetto e tenerezza. Il cibo nutre perché ci parla. La parola ci parla perché ci nutre, perchéquelle parole ci danno vita, nutrono il nostro bisogno di amore e di affetto…

Ora non celebrare la mensa del Pane condiviso mi sembra un’opportunità pernutrirci della Parola. Non so quanti lo abbiano fatto, ma credo che sia stata una grande occasione: che le nostre tavole di casa diventino come l’altare sul quale si celebra, e la Parola il cibo che ci nutre a tavola. La comunione non è una devozione individuale che io intrattengo con il “mio” Dio.

Celebrare in casa la Parola

La comunione è diventare il corpo di Cristo che è la Chiesa, è lasciare che la Parola diventi carne, e la parola è sempre “relazione”, è indissociabile dai fratelli e dalle sorelle con cui e dai quali la ascolto e ai quali la rivolgo.
Celebrare una liturgia della Parola in casa, nel caso di impossibilità di celebrare l’Eucaristia in chiesa, dovrebbe essere la prassi ordinaria che nutre la nostra vita di credenti, nelle più diverse circostanze… E tutti, in virtù del sacerdozio battesimale che abilita ogni cristiano a celebrare, sono soggetti attivi del culto che si celebra. Per questo credo che una celebrazione domestica della Parola valga di più che una Messa ascoltata alla televisione!

d. Antonio Torresin

parroco di S. Vito al Giambellino – Milano
(sintesi libera di una sua lettera alla comunità)