“Il SEME E’ SEMPRE BUONO” …. e il terreno della nostra vita?

di | 12 Luglio 2020

I testi della liturgia di questa domenica ci propongono di riflettere sulla forza, spesso invisibile, contenuta nel seme. È come se il Signore, attraverso il profeta Isaia e l’evangelista Matteo, ci chiedesse di pensare al mistero
della natura che fa il suo corso, rivelando in sé i misteri del Regno. Il profeta Isaia, nella prima lettura, con un esempio tratto dalla campagna, accosta la pioggia e la neve alla parola salvifica di Dio. Quel movimento dell’acqua, che dal cielo scende allaterra per fecondarla, per poi tornare nuovamente al cielo, assomiglia all’effetto che la Parola di Dio provoca.

La seconda lettura, tratta dalla lettera ai Romani, potrebbe essere vista come l’attesa di quel frutto.
Tutta la creazione – secondo l’apostolo – è stata sottoposta alla «caducità» equesto per volere di colui che l’ha sottomessa. E che cosa fa nel tempo? Attende di essere liberata, come la donna che, partorendo, dà la vita al bambino. Essa si “libera” perché lo dà alla luce e nello stesso tempo fa sbocciare una nuova vita. Infine il brano del vangelo dà inizio al discorso in parabole di Gesù (Mt 13) e ci presenta la parabola del seminatore e la sua spiegazione, con un intermezzo sul «perché» Gesù parli in parabole. Gesù parla alle folle e dice loro molte cose in parabole – cronaca quotidiana che educa – e la prima che racconta trae spunto anch’essa dai campi, dalla natura, dalla forza del seme che sfida i vari terreni ma, quando incontra la terra buona – la nostra vita – produce un frutto abbondante.