Francesco: siamo credibili testimoni di Dio solo se siamo fratelli

di | 29 Ottobre 2020

Martedì 20 Ottobre nella Basilica romana di Santa Maria in Aracoeli
si è vissuto il primo momento del 34° Incontro di Preghiera per
la Pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi” inaugurato da San Giovanni Paolo II nel 1986. Erano uniti in
preghiera con il Papa Francesco il Patriarca ortodosso ecumenico Bartolomeo I e il vescovo Heinrich presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania.

Nessuno si salva da solo. Pace e Fraternità”, era il titolo scelto per l’edizione di quest’anno. Il momento di preghiera comune tra i cristiani è avvenuto in contemporanea alla preghiera degli altri leader religiosi, in luoghi distinti: gli Ebrei nella Sinagoga, i Musulmani nei locali dei Musei capitolini così come i Buddisti e i rappresentanti delle religioni dell’Oriente. Tutti più tardi si sono ritrovati nella Piazza del Campidoglio per elevare l’Appello comune alla pace, presente anche il presidente Sergio Mattarella. A partire dal racconto della Passione di Gesù nell’omelia Francesco si è soffermato su alcuni passaggi del testo evangelico di Mc 15,29-32. La sfida rivolta a Gesù in croce: salva te stesso!

Le parole di uno dei ladroni crocifissi con Gesù “salva te stesso” dicono una tentazione cruciale, che insidia tutti, anche noi cristiani: è la tentazione di pensare solo a salvaguardare se stessi o il proprio gruppo, di avere in testa soltanto i propri problemi e interessi, mentre tutto il resto non conta. È un istinto molto umano, ma cattivo, ed è l’ultima sfida al Dio crocifisso.

La spettacolarizzazione della fede.
Sono in tanti a provocare Gesù con quell’invito “salva te stesso”. Per primi lo fanno i passanti presi da un solo interesse: assistere a un miracolo, vedere Gesù scendere dalla croce. Non hanno compassione per Lui. Continua Papa Francesco: Forse anche noi a volte preferiremmo un dio spettacolare anziché compassionevole, un dio potente agli occhi del mondo, che s’impone con la forza e sbaraglia chi ci vuole male. Ma questo non è Dio, è il nostro io. Quante volte vogliamo un dio a nostra misura, anziché diventare noi a misura di Dio; un dio come noi, anziché diventare noi come Lui! Ma così all’adorazione di Dio preferiamo il culto dell’io. È un culto che cresce e si alimenta con l’indifferenza verso l’altro.

Il Vangelo non è salvare se stessi
Ci sono anche i capi dei sacerdoti e gli scribi che alzano la voce, quelli che avevano condannato Gesù, e lo accusano di aver salvato altri, ma di non riuscire a salvare se stesso. Il Papa osserva che essi lo conoscevano bene, avevano visti i miracoli che aveva compiuto e concludono con cattiveria “che salvare, soccorrere gli altri non porta alcun bene” per se stessi. E Francesco prosegue: L’accusa dei capi dei sacerdoti e degli scribi salva te stesso è beffarda e si riveste di termini religiosi, usando due volte il verbo salvare. Ma il “vangelo” del salva te stesso non è il Vangelo della salvezza. È il vangelo apocrifo più falso, che mette le croci addosso agli altri. Il Vangelo vero, invece, si carica delle croci degli altri.

La mancanza di amore causa dei nostri mali
Per ultimi, anche i due malfattori crocifissi con Gesù cominciano a provocarlo con “Salva te stesso e noi!”. Ma perché, si domanda il Papa, se la prendono con Lui e lo sfidano? Quello che vogliono è che Gesù risolva i loro problemi. Ma Dio non viene tanto a liberarci dai problemi come vorrebbero i due ladroni con lui crocifissi che sempre si ripresentano, ma per salvarci dal vero problema, che è la mancanza di amore. È questa la causa profonda dei nostri mali personali, sociali, internazionali, ambientali. Pensare solo a sé è il padre di tutti i mali.


La Croce ci rende fratelli
Il Papa indica il Calvario come il luogo dove “è avvenuto il grande duello tra Dio venuto a salvarci e l’uomo che vuole salvare sé stesso”, il luogo dove la misericordia di Dio “è scesa sul mondo”. E citando un’espressione di Papa Benedetto XVI, afferma:

Dalla croce è sgorgato il perdono, è rinata la fraternità: “la Croce ci rende fratelli”. Le braccia di Gesù, aperte sulla croce, segnano la svolta, perché Dio non punta il dito contro qualcuno, ma abbraccia ciascuno. Perché solo l’amore spegne l’odio, solo l’amore vince fino in fondo l’ingiustizia. Solo l’amore fa posto all’altro. Solo l’amore è la via per la piena comunione tra di noi.

Come Dio “farsi altro” da sé
Chiediamo al Dio crocifisso la grazia di essere più uniti, più fraterni”, prosegue Francesco, che mette in guardia dal ragionare come fa il mondo, ricordando le parole di Gesù: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”. Di qui l’invito del Papa:

Più saremo attaccati al Signore Gesù, più saremo aperti e “universali”, perché ci sentiremo responsabili per gli altri. E l’altro sarà la via per salvare sé stessi: ogni altro, ogni essere umano, qualunque sia la sua storia e il suo credo. A cominciare dai poveri, i più simili a Gesù.
Il Papa conclude l’omelia con l’invocazione al Signore perché “ci aiuti a camminare insieme sulla via della fraternità, per essere testimoni credibili del Dio vivo”.

Il Patriarca ecumenico Bartolomeo I introduce la preghiera per tutti coloro che soffrono a causa di conflitti e violenze e per tutto il mondo colpito dalla pandemia, per ciascuna intenzione viene posta una candela accesa in un braciere. Vengono ricordati i rifugiati, preziosi agli occhi di Dio. E si prega anche per i governanti – perché guidino il mondo su vie di pace e di dialogo – per la liberazione della pandemia e perché “riusciamo ad edificare un mondo più giusto per tutti e soprattutto per i poveri”. Infine si è pregato per i credenti di tutte le confessioni e per tutti gli uomini e donne di buona volontà perchè collaborino per la pace.

E anche noi preghiamo in Comunione con le Chiese e le religioni del mondo.