Lettera di Don Daniele Pressi

di | 3 Ottobre 2020

Ciao a tutti e a tutte, fratelli e sorelle!

Ancora con affetto e nostalgia ricordo gli anni trascorsi con voi. Affetto per cui vi scrivo queste parole, per consegnarvi la verità di quello che sono in questo momen- to e, con essa, le mie scelte. Ho delle domande grandi sulla mia vita e sul mio mini- stero di prete. E devo darmi un tempo per ascoltare ciò che il Signore ha da dirmi in queste domande, discernere con Lui e con Lui rispondere. Quest’estate ho vissuto un periodo di preghiera e di ascolto per valutare cosa fare di tutto questo. Ho scelto, confrontandomi con il Vescovo, con il mio padre spirituale e con i preti con cui vivo, di sospendere il mio ministero di prete, per dedicarmi a questa ricerca. Sarà per me un tempo di preghiera e di relazione con il Signore, un tempo in cui lavorerò per il mio sostentamento e in cui cercherò una casa, un tempo in cui mi confronterò con chi la Chiesa e la vita mi hanno donato, primo tra tutti il nostro Dio.

Mi sarebbe davvero piaciuto potervi dire queste cose guardandovi negli occhi. Non mi è ovviamente possibile farlo con tutti; spero che queste poche righe che vi scrivo di vero cuore siano, se non molto, almeno abbastanza.

Nella Parola che ogni domenica spezziamo insieme ci capita di leggere ciò che il Signore fa con gli uomini e con le donne che popolano quelle pagine. Chiede loro di uscire dalla propria terra. Chiede di avere l’audacia di essere nomadi. Chiede di affrontare il deserto. Chiede di iniziare cammini di liberazione. Sento che ha chiesto questo anche a me, di farlo con radicalità. E ho lasciato che questa chiamata but- tasse per aria i fogli della mia vita. Per poterla raccogliere e metterla, insieme con la mia libertà, nelle uniche mani in cui desidero che stia: in mani levigate dal lavoro, sporcate dal servizio, bucate dalla croce. Le mani del nostro Dio.

Nella tenerezza del suo abbraccio sento che ciò che consideravo da scartare è per me un guadagno (cf. Fil 3,7). Non è più scarto, ma guadagno, non avere risposte. Non è più scarto, ma guadagno, essere nomade. Non è più scarto sentirmi piccolo, incerto, inerme di fronte alla vita. Non è più scarto per me, perché il mio Diletto canta d’amore per la sua piccola vite più forte di quanto possa fare io (Is 5,1).

Amici e amiche, in questo passaggio mi affido alla vostra preghiera; per voi di certo non mancherà la mia. Sarebbe bello reincontrarci tra un po’ e raccontarci la bellezza nuova a cui il Signore avrà condotto ciascuno di noi. Se non capiterà che ci rivedia- mo non dubitate che questa bellezza il Signore l’abbia portata a compimento in me. Davvero poco so della vita, ma una cosa la so: il nostro Dio è fedele alle sue promesse.

Ciao!

Domenica 4 Ottobre 2020

per grazia di Cristo per voi fratello, Daniele