Esercizi di speranza in tempo di Covid

di | 6 Marzo 2021

Trovare motivi di speranza in questo tempo difficile di questa pandemia non è un esercizio di ottimismo a buon mercato.
Corrisponde, invece, a un compito e a una responsabilità che riguarda tutti in vista della ricostruzione che ci attende nei prossimi mesi e anni. Saper interpretare, allora, il tempo della crisi, offrire una parola sensata nell’orizzonte di un futuro nuovo rimane anche in questo tempo una responsabilità per il bene di tutti alla quale non possiamo e non vogliamo sottrarci. Ci guida in questo cammino di responsabilità collettiva ancora una volta Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti

  1. Pratiche di solidarietà
    Il primo e più evidente dei segni di speranza che indicano una risorsa per il tempo a venire è la solidarietà. Papa Francesco l’ha ricordato spesso nei suoi interventi: abbiamo avuto «tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. (…) medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo». Da una crisi come la presente usciremo sicuramente molto diversi: se anziché il «si salvi chi può» riuscissimo a difendere e coltivare l’atteggiamento ispirato alla consapevolezza che «nessuno si salva da solo».
    Non solo ma «…se non riusciamo a recuperare la passione condivisa per una comunità di appartenenza e di solidarietà, alla quale destinare tempo, impegno e beni, l’illusione globale che ci inganna crollerà e lascerà molti in preda alla nausea e al vuoto. Inoltre, non si dovrebbe ingenuamente ignorare che “l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca”. Il “si salvi chi può” si tradurrà in fretta nel “tutti contro tutti”, e questo sarà peggio di una pandemia» (FT 36).
  2. Politiche di fraternità
    C’è, in particolare, un riferimento insistito, quasi un appello che il papa ci rivolge a rivalutare la dimensione politica come espressione alta della carità. «È carità stare vicino a una persona che soffre, ed è pure carità ciò che si fa, anche senza avere un contatto diretto con quella persona, per modificare le condizioni sociali che provocano la sua sofferenza. Se qualcuno aiuta un anziano ad attraversare un fiume – e questo è carità –, il politico gli costruisce un ponte, e anche questo è carità. Se qualcuno aiuta un altro dandogli da mangiare, il politico crea per lui un posto di lavoro, ed esercita una forma altissima di carità che nobilita la sua azione politica» (FT 186).