NADIA, MARTIRE IN PERU’ E P. CHRISTIAN TESTIMONE IN SUD SUDAN

di | 1 Maggio 2021

In questa settimana due missionari vicentini hanno “pagato” il prezzo del loro servire gli ultimi del nostro pianeta “malato”, in Perù e Sud Sudan, con la vita Nadia e con una aggressione che ha gambizzato il neo-vescovo quarantenne Christian. “Il sangue dei martiri sia fermento di vita nuova e di un mondo “altro” dove vince sempre l’amore e il perdono sulla violenza e morte”.

1. NADIA DE MUNARI: Mercoledì 20 aprile, tra la notte e le primissime ore del giorno, Nadia missionaria laica dell’Operazione Mato Grosso è stata aggredita mentre dormiva.
Nell’edificio – la casa «Mamma mia» – non era sola, le altre giovani risiedono in un’altra zona ma quando la trovano è ancora in vita. Trasportata in un ospedale della capitale Lima dopo un viaggio di 400 Km e sottoposta a un delicato intervento si è spenta in seguito ad arresto cardiaco.

Originaria di Giavenale, quartiere di Schio, Nadia, cinquant’anni, era in Perù dal 1995. Dopo una prima esperienza di un anno in Ecuador si occupava della gestione di sei asili e una scuola elementare di una baraccopoli a Nuevo Chimbote, sulla costa centro-settentrionale del Paese, dove assisteva anche alcune ragazze.

Nuevo Chimbote è, però, un’area pericolosa. Si tratta di una baraccopoli cresciuta a dismisura e senza regole con l’arrivo continuo di disperati in cerca di fortuna di poverissimi villaggi delle Ande. Difficile stabilire quanti siano gli abitanti. Nadia si recava spesso nelle case per portare aiuti alimentari. Era questo un compito aggiuntivo a quello della formazione delle maestre. La missionaria aveva un diploma magistrale ottenuto all’Istituto magistrale delle Suore Canossiane di Schio, e un’abilitazione all’insegnamento per la scuola materna. In questo periodo aiutava le insegnanti mandando i programmi via telefono ai bambini che non potevano recarsi a scuola per via del lockdown. Qualche tempo fa a una radio peruana aveva detto: “La felicità non consiste nell’accumulare ricchezze, ma nel regalarle e condividerle: un gesto, un sorriso, un aiuto agli altri”… Tutti la ricordano come una ragazza solare, sempre disponibile.

P. CHRISTIAN CARLASSARE

Nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 due persone armate, ancora sconosciute, hanno fatto irruzione nella casa di P. Christian Carlassare, missionario comboniano e nuovo vescovo di Rumbek in Sud Sudan, e gli hanno sparato alle gambe. Nato a Piovene Rocchette 43 anni fa, vive Africa da quasi 20 anni. E’ stato papa Francesco a nominarlo vescovo l’8 marzo e la sua consacrazione è prevista per il prossimo 23 maggio: è il vescovo più giovane nella Chiesa cattolica e per giunta della giovanissima diocesi di Rumbek, nata solo nel 1975. Prima di lui è stata guidata dal “padre del popolo” Cesare Mazzolari, missionario comboniano morto nel Luglio del 2011, una settimana dopo la dichiarazione della indipendenza del Sud Sudan.

Al momento non sono chiare le ragioni dell’agguato al vescovo italiano ma il direttore della rivista dei comboniani Nigrizia, avanza l’ipotesi che a qualcuno non sia piaciuto il fatto che il missionario, prima di essere nominato vescovo della diocesi di Rumbek a maggioranza dinka, avesse lavorato prima con l’altra grande etnia del Paese, i nuer. Era giunto a Rumbek solo da 10 giorni, accolto con grande entusiasmo e fiducia dalla popolazione del luogo.

Una laica cristiana Nadia e un cristiano Vescovo Christian siano esempio e testimonianza per tutti noi che, in questa domenica del Vangelo della “vite e dei tralci” siamo chiamati a vivere una profonda, sincera, serena relazione con la Vite Gesù perché come tralci irrorati dalla sua Pasqua possiamo “dare ragione della Speranza che è in noi”(1Pt 3,8-22), ossia una fede incarnata in particolare nelle periferie dell’esistenza!