VI Domenica del tempo ordinario – 12 febbraio 2023

di | Febbraio 11, 2023

VI Domenica del tempo ordinario

12 febbraio 2023

 

Dal Vangelo secondo Matteo (5, 17-37)

17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

31Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.

 

Dopo aver ascoltato le Beatitudini e il “Voi siete il sale… Voi siete la luce del mondo” le parole del Vangelo di oggi le cogliamo come una contrapposizione, una pretesa morale eccessiva, un proporre uno stile di vita che è contraddetto da tante situazioni dei nostri giorni, e il riferimento va subito ai divorziati che –per quanto la Chiesa affermi il contrario- si sentono esclusi di fatto dalla Comunità Cristiana. Può dunque Gesù parlare di misericordia e poi condannare chi, per vari motivi, ha fatto scelte differenti da quelle che lui indica? Nessuno penso ritenga che Gesù sia venuto per condannare definitamente qualcuno, sarebbe negare il motivo del suo essere venuto tra noi. “Non sono venuto per i sani, ma per i malati, non sono venuto per i giusti ma per gli ingiusti…” una distinzione che hanno creato le persone religione della sua epoca -e forse purtroppo anche dei nostri giorni-. Penso che dovremmo comprendere meglio l’introduzione a questa lista di “ma io vi dico”, che proseguirà anche domenica prossima. Gesù ha affermato: “Non sono venuto per abolire ma per dare compimento e… la vostra giustizia deve superare quella di scribi e farisei!”. Cambiare prospettiva nel leggere questi testi dopo tanti anni in cui ci è stata indicata una interpretazione legalista ci mette in difficoltà, ma è uno sforzo che cerchiamo di fare non per negare il passato ma per interpretarlo secondo lo spirito del Vangelo. Per farmi capire direi che un modo di applicare le regole -così come facevano scribi e farisei- portava ad essere soddisfatti per averle applicate, quasi a dire: io riesco a vivere questa regola che m è stata data, pur essendo difficile ed impegnativa. Il compimento che porta Gesù alle regole è quella che porta a dire: tu ricavi un vantaggio da quello che io faccio, più io rispetto la regola e più tu ne sei avvantaggiato, meno io rispetto quella regola e più tu ne subisci un torto! Gesù ha realizzato la Parola di Dio non per dimostrare di essere bravo, il migliore di tutti, questo non ci porterebbe nessun vantaggio, anzi forse ci farebbe sentire meschini per non riuscire a fare come ha fatto lui! Gesù ha realizzato la Parola di Dio perché noi ne ricavassimo il vantaggio di una vita più significativa e migliore! Portare a compimento significa questo! L’invito quindi per noi è non a bearci perché rispettiamo delle regole, o lasciar perdere qualsiasi regola perché troppo difficile da applicare, ma domandarci: quale regola -o meglio, quale orientamento di vita- è opportuno che io viva per rendere migliore la vita degli altri? Mi rendo conto che certi comportamenti mi danno l’impressione d’essere libero e di poter fare quello che voglio, ma di fatto complicano la vita degli altri?

Non ritenere che l’altro sia uno stupido, da spazio alla vita dell’altro; mettere al centro non i proprio star bene, ma cercare cosa migliora la vita degli altri, è portare a compimento l’amore; evitare l’ipocrisia e la menzogna, crea le condizioni per rapporti edificanti, e permette di capirsi e cercare soluzioni condivise…

In un mondo dove la tendenza è a farsi valere prevalendo sull’altro, siamo chiamati come cristiani a far valere la giustizia di Dio che giustifica l’altro, la pace che pacifica la vita altrui. Sognare un mondo con queste caratteristiche è sognare in grande, è dare spazio a possibilità che richiedono anche il nostro contributo, perché chi viene dopo di noi possa in futuro apprezzarci per la nostra saggezza e lungimiranza!

 

PREGHIERE DEI FEDELI

Padre e creatore, coinvolti nel dolore di una popolazione già da molto tempo in guerra e ora sconvolta dal terremoto, ti preghiamo per le vittime, i feriti e i loro familiari, e fa’ la solidarietà internazionale sia superiore ad ogni ostilità. Preghiamo

Padre della Pace, rafforza in noi la compassione e la solidarietà, per fermare l’odio e le guerre, e sviluppare la tua giustizia e la fraternità nel mondo. Preghiamo

Padre della misericordia, fa’ che sappiamo vedere nel dolore del fratello un segnale di precedenza, per scoprire, insieme con chi soffre, il senso più vero della vita. Preghiamo

Padre dell’accoglienza, il 55° anniversario della nascita della Comunità di Sant’Egidio, sostenga in tutti gli operatori di pace il desiderio di costruire luoghi di fraternità. Preghiamo

Padre di tutti i popoli, consapevoli che viviamo una crisi sociale e ambientale senza precedenti, aiutaci a salvaguardare la terra che ci è stata affidata, perché conceda a tutti il necessario per vivere. Preghiamo

Padre di consolazione, sostieni le speranze di pace dell’Etiopia, proseguendo nel programma di disarmo e con l’arrivo degli aiuti umanitari. Preghiamo